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05 novembre 2020

# 16 Anatomia




Di seguito si possono osservare delle rappresentazioni esplose di teleobiettivi, la cui tecnologia si basa sui componenti sotto mostrati:




  • La lente L1 è denominato elemento positivo;
  • La lente L2 è l'elemento negativo;
  • D è il diaframma, ovvero un componente che regola la quantità di luce che attraversa l'obiettivo;
  • La distanza  che intercorre tra le due lenti è e;
  • La distanza focale del teleobiettivo è f;





Le lenti DO (Diffractive Optics) consentono di acquisire un'immagine più luminosa.
L'USM è un motore per la messa a fuoco dell'immagine.
La IS unit ha il compito di stabilizzare l'immagine.














































































22 ottobre 2020

# 8 I materiali

 




Il vetro è il materiale con il quale sono fabbricate le lenti del teleobiettivo, componente essenziale dell’apparato telefotografico come il Roster-Mariani. Costituito principalmente da derivati di silicio, il vetro trova molteplici applicazioni anche per la facilità con la quale può essere modellato nelle forme più varie e il suo utilizzo è già attestato nel 3° millennio a.C. in Mesopotamia per monili e intarsi; la più antica industria del vetro colorato con ossidi metallici si riscontra in Egitto (Tell el-‛Amarna), mentre vetri soffiati senza decorazione, anfore, vasi, piatti si trovavano già a Pompei e a Roma, dove si fabbricavano anche urne cinerarie vitree. Nel Medioevo fino al 9° secolo si usò il vetro per i calici, altri oggetti di culto e di uso funerario, e per piccoli recipienti di uso farmaceutico o cosmetico, talora con decorazioni a rilievo o incise alla ruota, mentre l’uso di chiudere con il vetro le finestre, già noto ai Romani, si conservò a Costantinopoli. In Siria fino al 14° secolo furono prodotte superbe lampade da moschea e fiasche dipinte, trasparenti e bianche, con smalti in rilievo. Nella seconda metà del 15° secolo i vetrai muranesi, mentre continuavano a perfezionarsi nel vetro soffiato, valendosi probabilmente di ricette orientali, con forme derivate dall’oreficeria occidentale, e decorazione affine alla miniatura contemporanea, crearono vetri colorati azzurro cobalto, verde, paonazzo. Agli inizi del 19° secolo, gli sviluppi dell’industria del vetro, insieme a quelli dell’industria siderurgica, permisero all’architettura nuove e ardite soluzioni applicate, inizialmente, in settori particolari come le serre e i passaggi coperti. Dal 20° secolo in poi, venne impiegato in larga scala per la copertura di grandi grattacieli e torri, in quanto il vetro permette una continuità di superfici e una grande resa estetica.

L’evoluzione e il miglioramento negli anni, del processo di lavorazione delle lenti, ha permesso un aumento della qualità dell’immagine, grazie a procedimenti avanzati quali la lucidatura con polvere di diamante e ossido di cerio, il rivestimento con determinati materiali con lo scopo di ottenere caratteristiche come l'antiriflesso, l'antigraffio, l'antiappannante, il filtro UV, il fondo riflettente.



Nella città di Murano vi è un importante Museo del Vetro, si riporta qui il link del suo sito.







Sitografia:

https://www.treccani.it/enciclopedia/vetro/


# 7 Il mito
















L'apparato telefotografico, mediante un sistema di lenti, è in grado di ingrandire e ritrarre un soggetto da esso molto distante; tale prerogativa appartiene anche al fenomeno, divenuto un mito nei pressi dello Stretto di Messina, noto come Fata Morgana. Durante la sua manifestazione è possibile percepire la costa opposta notevolmente ravvicinata, ed anche scorgere le sagome delle persone che passeggiano sul lungomare dell'altra regione, inoltre, sovente si può osservare l'immagine del soggetto capovolta e sospesa in aria.

Di seguito si riporta il mito della Fata Morgana















15 ottobre 2020

#5 Il principio fisico



L’ottica è la branca della fisica che studia i fenomeni relativi alla propagazione della luce e gli effetti della sua interazione con i corpi, ed i suoi principi determinano anche il funzionamento del teleobiettivo Zeiss montato nell’apparato telefotografico Roster-Mariani.

 


Il sistema ottico, di un tipico teleobiettivo, (riferendosi alla figura in alto) è costituito da due lenti: un gruppo convergente anteriore b e da uno posteriore divergente c (lente telenegativa); la distanza focale f risulta notevolmente maggiore della distanza d tra obiettivo e piano e della pellicola ottenendo in tal modo un’immagine dell’oggetto molto più grande di quella che si avrebbe con un obiettivo con una focale minore.









La lunghezza focale è la distanza tra il piano della messa a fuoco, ossia il sensore per le fotocamere digitali o la pellicola per quelle analogiche, ed il centro ottico dell'obiettivo, ovvero quel punto sulla lente per cui il raggio luminoso non subisce deviazione alcuna; nei sistemi di lenti, pertanto negli obiettivi fotografici si utilizza la lunghezza focale effettiva EFL, la cui formulazione matematica è :


 ove: n è l'indice di rifrazione del materiale                                                                                                 delle lenti,                                                                                                                                                       
                                                                                           R1 ed R2 sono i raggi di curvatura delle                               lenti,

                                                                                          1/f è il potere convergente o diottrico                                             della lente.








 

 


 

 

 Sitografia:

·       https://www.treccani.it/enciclopedia/teleobiettivo

·       https://www.treccani.it/enciclopedia/ottica/